di Federico Fiocco

Il tribunale di Lecce, in funzione di Giudice del gravame, in una recentissima pronuncia, ha rigettato l’appello proposto dalla Regione Puglia avverso la sentenza del Giudice di Pace che condannava la medesima Regione a rimborsare i pazienti oncologici che avessero effettuato esami – quali Pet o Tac – fuori regione.

In particolare il Tribunale salentino, a sostegno della propria decisione, premette in primo luogo che “il diritto primario alla tutela della salute, quale fondamentale diritto dell’individuo, rientra fra quelli inviolabili della persona ed è oggetto, pertanto, di incondizionata protezione”.

Di talchè, prosegue la suddetta sentenza, nell’ipotesi che a fondamento della domanda di un assistito del servizio sanitario nazionale, rivolta ad ottenere il rimborso di spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla regione, vengano dedotte ragioni di urgenza – che comportano per l’assistito pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive non ottenibili dalla struttura pubblica – manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione, non essendo rilevante in contrario l’eventuale discrezionalità tecnica nell’apprezzamento dei motivi di urgenza.

Oggetto della domanda è il diritto primario e fondamentale alla salute, il cui necessario temperamento con altri interessi, pure costituzionalmente protetti – quali l’esistenza di risorse del servizio sanitario nazionale con le conseguenti legittime limitazioni con leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali – non vale a privarlo della consistenza di diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario.

Il Tribunale ha quindi concluso che, in caso di patologie gravi come quelle oncologiche che non possano essere tempestivamente curate o monitorate da parte del servizio sanitario regionale, il paziente può rivolgersi ad altre strutture sanitarie al fine di richiedere urgenti prestazioni ambulatoriali (c.d. esami salva vita) ed ottenere dalla Regione di appartenenza il rimborso delle relative spese sostenute.

In conclusione si può quindi affermare che questa importante pronuncia riconosce esplicitamente la supremazia del diritto alla salute costituzionalmente garantito rispetto alla necessità della P.A. di contenere la spesa pubblica.