di Eleonora Angelini ed Aurora Carfagna

La difficoltà nel parlare ai bambini nasce spesso dal disagio legato agli argomenti da sostenere. Riconoscere le preoccupazioni e i dubbi può essere un importante primo passo per sentirsi pronti a coinvolgere il bambino nella conoscenza della malattia. Rimanere nell’ambiguità significa permettere ai bambini di ‘fantasticare’ nel modo sbagliato sugli avvenimenti della propria vita e di quella delle persone a loro vicine.

L’omissione della verità ai bambini non deve essere concepita come sinonimo di protezione, ma motivo di confusione sulla realtà circostante; in questo modo provano sfiducia e diffidenza nell’adulto di riferimento, sensazioni che in età matura potrebbero tramutarsi in delusione ed insicurezza nei confronti degli altri. I bambini acquisiscono conoscenza e consapevolezza del Mondo proprio attraverso la mediazione dei genitori, dei familiari, degli insegnanti e degli altri adulti, che ne forniscono agli stessi un’interpretazione. È per questo che gli aspetti di coerenza e veridicità garantiscono al bambino una visione comprensibile della realtà.

Le domande ‘scomode’ che ci pongono i bambini spesso ci lasciano increduli, pur essendo abbastanza comuni di fronte ad alcuni eventi negativi della vita; le nostre risposte permettono degli apprendimenti importanti, e tutti i bambini possiedono le risorse per interiorizzarli. Sentirsi incapaci di trovare gli strumenti adeguati per trattare temi che sfiorano l’infinito, comporta il tentativo di contenere l’esternazione del dolore e di limitarla a pochi frettolosi attimi. Quest’ultima scelta è giustificata anche da un presunto bene per i bambini: si crede che ulteriori scuotimenti o stress emotivi potrebbero aggiungersi ad un vissuto già insostenibile. La supposizione che porta a tale scelta è che il silenzio possa mitigare più delle parole. Ma il silenzio ha un peso sproporzionato sulle loro spalle, perché hanno bisogno di esprimere i loro pensieri, di fare domande, di liberarsi dalla rabbia e dall’angoscia, e anche di piangere all’occorrenza. La finzione e la mistificazione peggiorano sensibilmente le cose, creando ansia e turbamento. Un’apparente ‘congelamento’ di alcune emozioni cela in realtà la necessità incombente per i bambini di dargli spazio. L’approccio scaramantico alla vita potrà placare le paure irrazionali ma non aiuta a capire.

Ma ci chiediamo veramente che cosa vogliono sapere? I bambini spesso ci sorprendono con la loro capacità di assimilare esperienze difficili e di sviluppare pensieri profondi. Sono in grado di capire che l’angoscia, la paura, la rabbia, la tristezza, ma anche l’amore intenso e la speranza sono tutti sentimenti appropriati quando una persona a loro cara è seriamente malata. L’entusiasmo in chi sta crescendo è così dirompente, che di fronte ad un avvenimento impensato può nascere il desiderio di compensare con nuove promesse di felicità. La capacità dei bambini di affrontare la verità è sempre sottostimata dagli adulti. I bambini intuiscono, percepiscono i cambiamenti organizzativi ed emozionali della famiglia e vedono i cambiamenti fisici della mamma o del papà in terapia. Non spiegare il perché ciò accade potrebbe far ipotizzare situazioni più gravi di quanto non siano. Inoltre, il silenzio può stimolare il cosiddetto pensiero magico infantile: il bambino potrebbe ritenersi la causa dello stato del familiare malato e sentirsi in colpa. Non ricevere risposte, o riceverne di inadeguate, vaghe ed imbarazzate, li fa sentire soli. I bambini si affidano all’adulto nel momento in cui hanno bisogno di rassicurazione; se percepiscono l’ansia degli adulti nel sentirsi porre quesiti ingombranti o se non esiste l’abitudine familiare ad esternare le emozioni, non hanno l’occasione di esplorare le dimensioni complesse del vivere, evolutivamente indispensabili per un sano sviluppo di sé.

Nessuno di noi può evitare l’esperienza che ogni bambino dovrà fare, confrontandosi prima o poi con l’incertezza o il dolore, ma possiamo prevenire il disagio o il terrore che queste esperienze scatenano. La sensibilità dell’adulto può consentire il superamento di una fase difficoltosa in un clima di sostegno. In queste circostanze, ancora più che in altre, non si può fuggire da questo compito impegnativo, ma è opportuno trovare il coraggio per avventurarsi in una conversazione riflessiva, utile a guidare i bambini nella crescita. È necessario, quindi, scegliere il momento giusto: i bambini prendono al volo la disponibilità dell’adulto a mettersi in discussione e riescono ad esternare anche cose che hanno tenuto celatopermoltotempo.Puòessereutileconcordareprima con l’altro genitore le parole e le espressioni da usare, o creare un momento di relativa serenità. Se si nota una particolare fatica da parte del bambino a parlare di questo argomento, lo si può spiegare attraverso altri linguaggi tipici dell’infanzia: la fiaba, i cartoni animati, le attività espressive. E’ difficile, ma non impossibile, affrontare tali sentimenti senza generare stati d’animo incontrollabili.

Quando si prova a spiegare la risonanza che hanno i vissuti negati dobbiamo confrontarci con la verità profonda contenuta nelle nostre parole. La condivisione vera con i nostri bambini sta nella relazione esclusiva che unisce chi si vuole bene.