di Redazione

Gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di I grado dell’I.C. A. Maria Ricci ci hanno voluto lasciare, dopo aver letto il libro “In punta di piedi” ed aver ascoltato la testimonianza dell’autrice Paola Mariangeli, i loro pensieri. Eccone alcuni…

A Paola e Simone

Come è arrivato se ne è andato,
quel bambino tanto desiderato,
da quella mamma oramai sconvolta
e dagli eventi della vita travolta.
Ma poi la fede l’ha aiutata
E da Dio è stata chiamata,
è stata chiamata per servire il mondo grazie al suo racconto così profondo,
i cuori della gente ha riempito d’amore e ai bisognosi ha ricolmato il cuore. Adesso sulle spalle ha una storia,
che di tutti ascolta le opinioni,
Una storia vera, fatta di mille emozioni. (Alessandro)

 

A me ha colpito molto la frase: “ Quando muore una persona non la vedi più con gli occhi ma la senti nel tuo cuore”- questa cosa è vera, perché la distanza separa due corpi ma non due cuori. Da questa esperienza ho capito che ci sono cose ben più gravi di un amore adolescenziale finito o di un’amicizia tradita. (Anna)

 

Paola ci ha raccontato di come è riuscita ad alzarsi “In punta di piedi” dopo la triste morte del figlio Simone, per guardare più in là; secondo me è riuscita a risollevarsi grazie ai ricordi del suo bambino, infatti come dice il famoso aforisma “Non esiste separazione finché esiste il ricordo”. (Aldo)

 

Quella di Simone è una vita che, pur essendo scivolata via in punta di piedi, ha lasciato orme indelebili nella sabbia del mare che lui amava tanto. Però Simone era anche attaccato alla vita, una vita che non voleva lasciarsi sfuggire tra le dita e così faceva l’unica cosa che potesse fare: regalare sorrisi. (Chiara)

 

Le persone come Simone, che sono passate nella malattia o in momenti difficili, hanno qualcosa in più da dire. La malattia, per quanto crudele e spietata, lascia un segno indelebile: il sorriso di chi ha lottato. Il modo in cui Simone apprezzava e amava la sua vita nonostante la malattia mi incanta. Ma un’altra cosa mi stupisce: il coraggio di questa madre che, prendendo forza, si è rialzata e ha teso una mano al prossimo. È così, con piccoli gesti, che è entrata a far parte della famiglia dell’ALCLI, con un grande peso sulle spalle ma con l’altruismo impresso nel cuore, così come tutti gli altri volontari. Uscendo dalla stanza mi sono sentita un po’ scossa ma felice, felice di sapere che da qualcosa di terribile come la malattia e la morte possa essere nato qualcosa di eccezionale come l’ALCLI. Grazie! (Aurora C.)