di Eleonora Angelini e Aurora Carfagna

Se fino a pochi decenni fa uno dei maggiori problemi sociali era la difficoltà nell’approvvigionamento alimentare, oggi la situazione è rovesciata. Si ha a che fare con un comportamento alimentare insalubre, dovuto ad un’abbondanza della materia prima e ad una raffinatezza nella sua lavorazione, senza precedenti.

E’ noto che un’alimentazione equilibrata e bilanciata, unita ad altri fattori quali la varietà, aiutano l’organismo umano a prevenire diverse patologie che rappresentano le principali cause di mortalità in Italia e non solo. Fra queste vi sono l’obesità, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari, le patologie da carenza di particolari nutrienti, le allergie alimentari, fino ad arrivare nei casi più gravi, a gastriti/ulcere e neoplasie gastrointestinali.

Prendendo in considerazione la definizione di salute diffusa dall’Organizzazione Mondiale della Salute, “La salute è uno stato di benessere fisico, psichico e sociale, non solamente l’assenza di malattia o di infermità” (OMS, 1947); questo principio può essere applicato nella realtà, sotto forma di prevenzione consapevole dei comportamenti alimentari scorretti, che possono condurre a conseguenti malattie.

Oggi il consumo di alimenti tende ad essere eccessivo rispetto alle necessità fisiologiche, anche se paradossalmente sono sempre più diffusi gli squilibri nutrizionali associati all’insufficiente assunzione di fibre dietetiche, carboidrati complessi, vitamine e all’eccessivo consumo di grassi saturi e sale. E’ invece fondamentale che i fabbisogni nutrizionali siano soddisfatti, in relazione alle diverse condizioni fisiologiche del singolo, sin dall’infanzia.

Alle abitudini alimentari modificate bisogna aggiungere anche un aumento dello stress. Al mattino sempre di fretta, non c’è il tempo per fare colazione e, il tutto, si limita alla solita tazzina di caffè oppure ad un niente. A metà mattinata un cappuccino con brioche e a pranzo, nel breve intervallo, qualche panino. La sera quando si arriva a casa, dopo una giornata di lavoro, la gran mangiata. Praticare uno stile di vita che non ci danneggi, sembra oggi piuttosto difficile. Inoltre sono moltissimi i fattori di rischio per la salute che provengono dall’ambiente (inquinamento), dall’impiego di prodotti chimici (fitofarmaci, fertilizzanti, diserbanti e pesticidi), da comportamenti sedentari, dall’uso di sostanze dannose per l’organismo (fumo, alcol, …).

Nella nostra società supernutrita si è imposto un consumo alimentare diverso dal salutare modello mediterraneo ricco in cereali, pesce, ortaggi, legumi, olio d’oliva, frutta. Siamo stati ripetutamente avvertiti sui danni provocati dalle carni rosse e dai latticini, dal pollame allevato con gli ormoni, dall’eccessiva quantità di zuccheri contenuta nei cibi abituali (aumento dell’incidenza di diabete), dall’eccesso di alimenti con glutine (aumento dei casi di celiachia).

È sicuramente doveroso trasmettere le informazioni, ma in che modo si può dare una notizia senza infondere inopportuno allarmismo? E soprattutto: siamo consapevoli dell’effetto che queste informazioni hanno sulla nostra persuasione?

Tutto ciò condiziona le scelte alimentari fino al punto di improvvisare diete che mancano del tutto di equilibrio e che danno una falsa sensazione di protezione date da autodisciplina, autonegazione ed autolimitazione, altrettanto pericolose di quelle “abbondanti”.

Le scelte alimentari divengono rigide così come i giudizi espressi verso chi adotta un comportamento diverso. Il salutismo estremo può portare allo sviluppo di un desiderio di salute dai “costi” estremi e, come ogni estremismo, arreca danni. L’ossessione per il cibo è forse generata dall’eccesso di informazione alla quale non segue però una chiara e coerente indicazione comportamentale, vero obiettivo del fare prevenzione.

Il concetto di preservare la salute attraverso la dieta alimentare è corretto, l’errore sta nel concentrare l’attenzione sugli alimenti senza considerare come, perché e quando mangiamo certe cose piuttosto che altre. Il comportamento alimentare non riguarda solo saper leggere le etichette nutrizionali, focalizzandosi sugli aspetti dietetici, ma comprende gli aspetti conviviali e di piacere. È giusto curare l’alimentazione al fine di prevenire le malattie croniche e migliorare lo stato di salute generale; si tratta di rendersi conto che il nostro corpo va ascoltato: bisogna prendersi cura di noi stessi.

 A volte si ha la tendenza a credere che farlo significhi costringersi ad una vita piena di ristrettezze e proibizioni, mentre invece dobbiamo porre dei limiti quando ci accorgiamo del rischio di esagerare. Il fattore alimentare si inserisce nel contesto generale della prevenzione e si deve avere la consapevolezza che prevenire le malattie è oggi maggiormente possibile applicando le conoscenze acquisite.