di Redazione

Grazie alla realizzazione e ai risultati del progetto pilota ABLE (Awareness for Burkitt’s
Lymphoma Eradication), AFRON e suoi partners hanno constatato sia il persistere di problematiche diffuse sia ulteriori richieste da parte delle comunità.

I buoni risultati raggiunti in termini di aumento delle informazioni, riduzione dello stigma e dei pregiudizi legati alla malattia a livello comunitario, nonché il supporto psicosociale ed economico ai familiari, stanno dando i loro primi frutti, ma occorre estendere l’intervento nelle Lango e West Nile sub-regions dove, secondo le statistiche storiche dell’ospedale, c’è una maggiore incidenza del Linfoma di Burkitt. Occorre inoltre rafforzare i servizi di patient’s navigation, di analisi cliniche e di follow-up.

Nei villaggi oggetto dell’attuale intervento è stato evidenziato parallelamente come molte donne non conoscono neanche l’esistenza del cancro e quindi non sanno riconoscere i primi sintomi; altre subiscono la malattia pensando che sia una maledizione o una punizione divina; altre ancora sono convinte che sia una malattia contagiosa come l’HIV.

Ignoranza, superstizione e stigma portano pertanto moltissime donne a ricevere una diagnosi tardiva del cancro che equivale ad una sentenza di morte.

Il team che ha condotto le campagne nei centri di salute ha dovuto rispondere con non poche difficoltà ad una richiesta pressante da parte delle donne di ricevere uno screening, al momento previsto solo per i bambini.

Per questi motivi i partner di progetto hanno definito congiuntamente il programma ABLE+ che ha come obiettivo quello di migliorare la sopravvivenza dei bambini affetti da Linfoma di Burkitt e aumentare la protezione dai tumori femminili nell’Uganda settentrionale attraverso:

– l’aumentata consapevolezza delle comunità sui tumori materno-infantili, la prevenzione e la diagnosi precoce

– le migliorate capacità del personale medico-infermieristico-tecnico dell’ospedale e dei centri sanitari sulla prevenzione e diagnosi dei tumori

– la diagnosi precoce del Linfoma di Burkitt e del cancro della cervice uterina e della mammella per le donne delle aree rurali

– il completamento del ciclo di trattamenti previsto per i bambini affetti dal Linfoma di Burkitt, con conseguente riduzione dell’abbandono delle cure dei bambini

– il miglioramento delle capacità dei familiari nella gestione dei loro bambini una volta tornati a casa riducendo il rischio di malattie collaterali e infezioni che potrebbero causare il decesso dei bimbi.

Il programma è basato sull’esperienza del progetto pilota ABLE (in corso fino a dicembre 2018) e avrà una durata di 24 mesi (2019-2020).

I beneficiari diretti saranno:

– n. 500 bambini coinvolti nelle attività di screening, diagnosi precoce e follow-up e le loro famiglie che impareranno a prendersi cura efficacemente dei propri bambini

– n. 1.500 donne coinvolte nelle attività di sensibilizzazione, screening senologico e ginecologico e trattamento delle lesioni precancerose

– il personale medico e infermieristico del Lacor e dei Centri di Salute dove verranno organizzate le campagne, e i tecnici del laboratorio di analisi cliniche del Lacor Hospital

I beneficiari indiretti saranno:
– circa 5.000 persone delle comunità locali nelle regioni Lango e West Nile (Nord Uganda) che riceveranno informazioni e sensibilizzazione sulle tematiche oncologiche ed in particolare sul Linfoma di Burkitt.

– circa 3.000 persone delle comunità locali nelle regioni Lango e Acholi che verranno informate e sensibilizzate sulle tematiche dei tumori femminili

– i pazienti del Lacor Hospital che riceveranno in tempi più brevi e con una maggiore qualità i risultati degli esami diagnostici.

I Partner coinvolti nel programma saranno:
St. Mary Lacor Hospital, Gulu, Uganda. Nato come piccolo ospedale missionario nel 1959, in 50 anni di attività, grazie alla lungimirante gestione da parte dei coniugi Piero e Lucille Corti, il St. Mary’s Hospital Lacor è oggi un punto di riferimento per i 500.000 abitanti del distretto, ma in molti giungono qui in cerca di cura e assistenza da tutto il Nord Uganda e dal non lontano Sud Sudan. Offre quotidianamente cure specialistiche in medicina, chirurgia generale, chirurgia orale, pediatria e ostetricia-ginecologia a centinaia di pazienti. Nell’anno 2016/17 sono stati effettuati 34.600 ricoveri, e 149.649 prestazioni ambulatoriali, più una media di 8.000 ricoveri e tra le 20/30.000 prestazioni ambulatoriali per ognuno dei 5 centri sanitari periferici. Oggi è il maggiore ospedale non a scopo di lucro dell’Africa equatoriale. Per il presente progetto il Lacor hospital metterà a disposizione le sue strutture e il personale medico infermieristico per le campagne
di sensibilizzazione e di screening, per la lettura dei PAP test e lo studio dei reperti istologici.
Soleterre-Strategie di Pace Foundation, Italia-Uganda. ONG italiana impegnata nella lotta ai tumori infantili, che gestisce la Rainbow Family Home proprio presso il Lacor Hospital dove offre ospitalità ai bambini malati di cancro e i loro accompagnatori. Già partner del progetto pilota ABLE in fase di realizzazione, si occupa in particolare del supporto socio-educativo dei bimbi e loro familiari e congiuntamente con il personale del Lacor definisce e realizza le attività di follow-up dei pazienti dimessi.

Il progetto ABLE+ è realizzato grazie al prezioso contributo dell’Associazione Onlus ALCLI Giorgio e Silvia di Rieti e dell’Ambasciata Italiana in Uganda