Il servizio viene fornito prevalentemente presso la sede dell’Associazione tutti i giorni feriali dal lunedì al venerdì e dalle ore 16:00 alle ore 19:00.

In particolare viene fornita un’assistenza al malato e/o alla famiglia in tutte quelle attività burocratiche necessarie per accedere ai servizi disponibili e per poter godere dei diritti propri del malato oncologico.

ITER PROCEDURALE

Per effetto del D.L. 1° luglio 2009, n. 78, convertito in legge con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009 n. 102, nonché determinazione INPS n.189 del 20 ottobre 2009 emanata in applicazione della predetta legge, l’iter procedurale di accertamento dell’invalidità civile, della cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità è stato sostanzialmente rinnovato con l’intento di ottenere tempi più rapidi e modalità più chiare per il riconoscimento dei relativi benefici.

In particolare le novità più importanti sono le seguenti:

    •      a decorrere dal 1 gennaio 2010 le domande volte ad ottenere il riconoscimento dei suddetti benefici debbono essere inoltrate all’INPS esclusivamente in via telematica;
    •      l’Istituto trasmette, in tempo reale e in via telematica, le domande alle ASL;
    •     le Commissioni mediche ASL sono integrate da un medico dell’INPS quale componente effettivo.

Il primo passo per il riconoscimento dei benefici di cui sopra è il certificato sanitario del medico curante che attesta la/le patologia/e sofferta/e. Tale certificato deve essere compilato on-line dal medico e trasmesso telematicamente all’INPS.

In seguito deve essere compilata la domanda on-line a cui verrà allegato il suddetto certificato sanitario e il tutto deve essere spedito on-line all’INPS.

Successivamente si viene sottoposti a visita medico-legale presso la commissione medica ASL competente al fine di valutare la sussistenza dei requisiti necessari per l’ottenimento dei benefici richiesti.

Avverso il mancato riconoscimento sanitario è ammesso unicamente il ricorso giudiziale entro e non oltre 180 gg dalla notifica del verbale da parte dell’INPS.

Enti di patronato e associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFFAS) assistono gratuitamente gli utenti nella compilazione e nell’invio della domanda.

Si considerano mutilati e invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo (compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico o per insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali), che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo o, se minori di anni 18, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età (art. 2 L.118/1971).

PENSIONE DI INABILITÀ

Requisiti:

–          riconoscimento di una invalidità totale e permanente del 100%;

–          dal 18° al 65° anno di età;

–          spetta in misura intera se l’invalido non supera determinati limiti di reddito personali (per l’anno 2010: limite di reddito Euro 15.154,24);

–          spetta in misura intera anche se l’invalido è ricoverato in istituto pubblico che provvede al suo sostentamento (L. 33/1980, art. 14 septies);

–          cittadinanza italiana e residenza sul territorio nazionale.

Hanno altresì diritto alla pensione di inabilità i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea, residenti in Italia.

Le provvidenze economiche decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda per l’accertamento sanitario dell’invalidità.

Possono avere diritto a pensione anche gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno. Successivamente, l’art. 80 comma 19 L. 388/2000 ha ammesso a detti benefici dal 1° gennaio 2001 i soli stranieri titolari di carta di soggiorno.

Ulteriore novità riguardo i cittadini stranieri è l’emanazione del D.lgs. 8 gennaio 2007 n. 3, che recepisce una Direttiva Comunitaria del 2003 (Direttiva/2003/109CE), in favore di cittadini di Paesi terzi “soggiornanti di lungo periodo” (msg. 7742/07).

Il Decreto, modificando l’art. 9 del Testo Unico sull’immigrazione, ha introdotto – in sostituzione della Carta di soggiorno – il permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo; il titolo di soggiorno di lungo periodo viene concesso a chi possiede da almeno cinque anni un regolare permesso di soggiorno rilasciato in un paese UE, purché in possesso dei seguenti requisiti:

–          un periodo minimo di cinque anni (prima erano sei) di permanenza legale ed ininterrotta sul territorio nazionale;

–          un reddito non inferiore all’assegno sociale annuo (requisito invariato).

La pensione viene corrisposta in 13 mensilità e per l’anno 2010 l’importo è pari a Euro 256,67.

Dall’1.1.2002 i soggetti di età pari o superiore a 60 anni, possono avere l’integrazione dell’importo fino a 516,46 EURO mensili. L’integrazione dell’importo per l’anno 2010 è fino a 597,41 Euro mensili.

La pensione è compatibile con le prestazioni dirette concesse a titolo di invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con gli altri trattamenti pensionistici diretti concessi per invalidità (assegni ordinari d’invalidità, pensioni di inabilità, ecc.) ed è compatibile anche con l’eventuale attività lavorativa.

Al compimento del sessantacinquesimo anno di età l’importo della pensione di inabilità viene adeguato a quello dell’assegno sociale.

La pensione di inabilità è compatibile con l’indennità di accompagnamento e con tutte le pensioni percepite a titolo di invalidità.

Incompatibilità: nessuna.

ASSEGNO MENSILE

Requisiti:

–          riconoscimento di una percentuale di invalidità compresa tra il 74% ed il 99%;

–          dal 18° al 65° anno di età;

–          spetta in misura intera se l’invalido non supera determinati limiti di reddito personali (per l’anno 2010: limite di reddito Euro 4.408,95);

–          spetta se l’invalido non svolge attività lavorativa (salvo casi particolari);

–          cittadinanza italiana e residenza sul territorio nazionale.

Le domande per ottenere i benefici previsti dalle leggi in materia d’invalidità civile decorrere dal 1° gennaio 2010 vanno presentate all’Inps esclusivamente in via telematica.

Le provvidenze economiche decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda per l’accertamento sanitario dell’invalidità.

L’assegno mensile spetta ai mutilati e invalidi civili di età compresa tra i diciotto e i sessantacinque anni, nei cui confronti, in sede di visita medica presso la competente commissione sanitaria, sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa in misura non inferiore al 74% (invalidi parziali), che siano incollocati al lavoro, si trovino in stato di bisogno economico, siano cittadini italiani e abbiano la residenza in Italia.

Hanno altresì diritto all’assegno mensile i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea, residenti in Italia.

Possono avere diritto all’assegno anche gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno. Successivamente, l’art.80, comma 19 L.388/2000 ha ammesso a detti benefici dal 1° gennaio 2001 i soli stranieri titolari di carta di soggiorno.

Ulteriore novità riguardo i cittadini stranieri è l’emanazione del D.lgs. 8 gennaio 2007 n. 3, che recepisce una Direttiva Comunitaria del 2003 (Direttiva/2003/109CE), in favore di cittadini di Paesi terzi “soggiornanti di lungo periodo” (msg. 7742/07).

Il Decreto, modificando l’art. 9 del Testo Unico sull’immigrazione, ha introdotto – in sostituzione della Carta di soggiorno – il permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo; il titolo di soggiorno di lungo periodo viene concesso a chi possiede da almeno cinque anni un regolare permesso di soggiorno rilasciato in un paese UE, purché in possesso dei seguenti requisiti:

–          un periodo minimo di cinque anni (prima erano sei) di permanenza legale ed ininterrotta sul territorio;

–          un reddito non inferiore all’assegno sociale annuo (requisito invariato).

La L.118/1971 aveva fissato per il diritto all’assegno mensile una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno 2/3. Con l’entrata in vigore del d.lgs. 509/1988 – art. 9 tale riduzione è stata portata al 74% a far tempo dal 12.3.1992 (data di entrata in vigore di detto decreto). Lo stesso decreto ha però fatto salvi i diritti acquisiti dagli invalidi che alla data suddetta avevano già ottenuto il riconoscimento dei requisiti sanitari sulla base delle norme decadute. Anche per coloro che avevano presentato la domanda antecedentemente al 12.3.1992 valgono i requisiti richiesti dalla l. 118/1971.

L’invalido parziale per poter conseguire l’assegno mensile non deve svolgere attività lavorativa.

Tale assegno non è più subordinato all’obbligo dell’iscrizione nelle liste di collocamento speciali, ma l’interessato deve produrre all’Inps, annualmente, una dichiarazione sostitutiva che attesti di prestare o non prestare attività lavorativa.

Il requisito del mancato svolgimento di attività lavorativa sussiste anche nel caso di impiego presso cooperative sociali o mediante convenzioni quadro, ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, come modificata dall’articolo 1, comma 37, della legge n. 247/2007 e del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, ovvero quando è verificato lo stato di disoccupazione in quanto lo svolgimento di attività lavorativa assicura un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione che per l’anno 2008 è di euro 8.000,00 per lavoro dipendente e di euro 4.800,00 per lavoro autonomo.

A tal fine, una volta ottenuto l’assegno, l’interessato annualmente deve presentare all’Inps – con la compilazione del modulo ICLAV – una dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell’art. 46 e segg. del T.U. di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, che attesti di prestare o non prestare attività lavorativa.

Quindi, in presenza delle altre condizioni, tale dichiarazione permette di conseguire o di continuare a percepire l’assegno mensile, fermo restando l’obbligo per gli interessati di effettuare immediata comunicazione dell’eventuale venir meno dei requisiti richiesti per il diritto alla prestazione stessa.

Tale prescrizione non impedisce che il soggetto vada ad iscriversi nelle liste di collocamento.

L’innovazione, introdotta a vantaggio del soggetto invalido, non ha comportato né comporta alcuna modifica in ordine ai requisiti sanitari e reddituali per il riconoscimento della provvidenza economica.

L’assegno mensile viene corrisposto per 13 mensilità.

La misura dell’assegno mensile è stata uniformata dalla l. 33/1980 a quella delle pensioni di inabilità degli invalidi totali e, per l’anno 2010, è pari ad Euro 256,67.

Al compimento del sessantacinquesimo anno di età l’assegno mensile viene adeguato all’importo dell’assegno sociale.

Incompatibilità:

A decorrere dal 1° gennaio 1982, a norma dell’ art. 9 della l. 54/1982, l’assegno mensile è incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni sostitutive, esonerative ed esclusive, nonché delle gestioni dei lavoratori autonomi, della gestione speciale minatori e delle altre casse e fondi di previdenza, compresi quelli dei liberi professionisti.

E’ data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole e tale facoltà deve essere esercitata non appena l’interessato riceve la notifica del verbale dalla competente commissione sanitaria, che ha riconosciuto l’invalidità parziale.

Inoltre, dal 1° gennaio 1991 a norma della L.412/1991, comma 12, l’assegno mensile è incompatibile con tutte le prestazioni pensionistiche ottenute a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio (quindi anche con le pensioni dirette di guerra e con le rendite INAIL). Detta incompatibilità non si applica alle pensioni già in essere, sono così fatti salvi i diritti acquisiti dai minorati civili, titolari di entrambi le prestazioni pensionistiche.

Se la situazione di incompatibilità si manifesta dopo la concessione dell’assegno mensile, l’invalido ha l’obbligo di comunicarlo all’Inps entro trenta giorni dalla notifica da parte di altro ente del provvedimento concessivo del trattamento pensionistico di invalidità incompatibile.

La rinuncia all’uno o all’altro trattamento è irrevocabile.

Esclusivamente per i titolari di rendita INAIL, la facoltà di opzione non comporta una rinuncia al diritto ma solo la sospensione dell’erogazione della prestazione: da ciò scaturisce che l’opzione può essere rivista in qualsiasi momento, secondo la convenienza dell’interessato.

Sono incompatibili con l’assegno per gli invalidi civili parziali le seguenti prestazioni INAIL: le rendite dirette, l’assegno per l’assistenza personale continuativa, l’assegno continuativo mensile, la sovvenzione di contingenza ai grandi invalidi, l’assegno di incollocabilità.

INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO

L’indennità di accompagnamento è stata istituita con la L.18/1980 e modificata, per un’esigenza di chiarimento largamente diffusa, dall’art. 1 della L.508/1988.

Requisiti:

–          riconoscimento di una invalidità totale e permanente del 100% accompagnata dalla impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di un’assistenza continua;

–          spetta al solo titolo della minorazione indipendentemente dall’età e dalle condizioni reddituali;

–          cittadinanza italiana e residenza sul territorio nazionale.

Le provvidenze economiche decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda per l’accertamento sanitario dell’invalidità.

L’indennità di accompagnamento spetta agli invalidi civili totali che per affezioni fisiche o psichiche si trovino anche nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, necessitino di una assistenza continua.

L’indennità non è incompatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed è concessa anche ai minorati nei cui confronti l’accertamento delle prescritte condizioni sia intervenuto a seguito di istanza presentata dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

Relativamente ai soggetti ultrasessantacinquenni, non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa, il diritto all’indennità è subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età (art.6 D.lgs. 509/1988): impossibilità alla deambulazione autonoma e mancanza assoluta di autosufficienza.

L’indennità di accompagnamento spetta agli invalidi che, oltre ai requisiti sanitari predetti, siano cittadini italiani e siano residenti in Italia.

Hanno altresì diritto all’indennità di accompagnamento i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea, residenti in Italia.

Possono avere diritto all’indennità anche gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno.

Successivamente, l’art. 80. comma 19, l. 388/2000 ha ammesso a detti benefici dal 1° gennaio 2001 i soli stranieri titolari di carta di soggiorno.

Ulteriore novità riguardo i cittadini stranieri è l’emanazione del d.lgs. 8 gennaio 2007 n. 3, che recepisce una Direttiva Comunitaria del 2003 (Direttiva/2003/109CE), in favore di cittadini di Paesi terzi “soggiornanti di lungo periodo”.

Il Decreto, modificando l’art. 9 del Testo Unico sull’immigrazione, ha introdotto – in sostituzione della Carta di soggiorno – il permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo; il titolo di soggiorno di lungo periodo viene concesso a chi possiede da almeno cinque anni un regolare permesso di soggiorno rilasciato in un paese UE, purché in possesso dei seguenti requisiti:

–          un periodo minimo di cinque anni (prima erano sei) di permanenza legale ed ininterrotta sul territorio;

–          un reddito non inferiore all’assegno sociale annuo (requisito rimasto invariato).

Esclusioni e incompatibilità

Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:

–          siano ricoverati gratuitamente in istituto;

–          percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

Si precisa – relativamente alle pensioni di guerra – che la prestazione analoga all’indennità di accompagnamento è l’indennità di assistenza e di accompagnamento, che è concessa ai titolari di pensione di guerra di prima categoria. Quest’ultima indennità non è compatibile con l’indennità di accompagnamento prevista per gli invalidi civili e per i ciechi civili.

L’indennità di accompagnamento concessa agli invalidi civili è compatibile e cumulabile con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali e con le pensioni e le indennità speciali per i ciechi parziali (soggetti pluriminorati). Per ricovero gratuito deve intendersi quello con retta o mantenimento a totale carico di un Ente pubblico, anche se a tale retta si aggiunga una contribuzione da parte di privati per ottenere un migliore trattamento. Di conseguenza l’indennità compete anche quando il contributo della Pubblica Amministrazione copra soltanto una parte della retta di ricovero.

Una volta ottenuta l’indennità, gli interessati dovranno produrre annualmente – entro il 31 marzo – una dichiarazione di responsabilità (ICRIC) attestante l’eventuale ricovero in casa di cura. In caso affermativo è necessario precisare se il ricovero medesimo è a carico dello Stato o a carico dell’invalido.

L’indennità di accompagnamento non è corrisposta in caso di ricovero in reparti di lungodegenza o riabilitativi. Continua invece ad essere corrisposta durante i periodi di ricovero per terapie contingenti di durata connessa al decorso della malattia. L’indennità di accompagnamento può essere concessa, a domanda, per i periodi di documentata interruzione del ricovero, purché di durata non inferiore a 1 mese o durante i periodi di allontanamento dalla struttura di ricovero di durata non superiore al mese.

L’indennità è dovuta durante il periodo di detenzione, nella considerazione che in tale periodo non viene meno l’esigenza di assistenza, cui il diritto all’indennità è finalizzato.

La misura dell’indennità di accompagnamento per l’anno 2010 è di Euro 480,47 ed è corrisposta per 12 mensilità.

Le provvidenze economiche previste per i soggetti minori di anni 18 sono (L. 289/1990) l’indennità di accompagnamento o l’indennità mensile di frequenza.

INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO AI MINORI

Requisiti:

Vengono integralmente riportati quelli indicati per la concessione dell’indennità di accompagnamento ai soggetti maggiori di anni 18.

INDENNITÀ MENSILE DI FREQUENZA

Requisiti:

–          età inferiore ai 18 anni;

–          riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età, nonché minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1000, 2000 hertz;

–          validità per il solo periodo di frequenza: requisito fondamentale è quindi la frequenza continua o periodica di centri ambulatoriali oppure frequenza di scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;

–          spetta per intero se il reddito del minorato non supera determinati limiti personali (per l’anno 2010: limite di reddito Euro 4.408,95);

–          cittadinanza e residenza sul territorio nazionale.

Non spetta per i periodi in cui il minore è ricoverato a carattere continuativo e permanente.

E’ una prestazione a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale, prevista per i ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età.

La domanda per ottenere i benefici previsti dalle leggi in materia d’invalidità civile va presentata esclusivamente alla Commissione medica delle Aziende Sanitarie Locali di residenza.

L’indennità di frequenza decorre dal mese successivo a quello della presentazione della domanda e comunque non prima dell’inizio dei corsi riabilitativi, della scuola o dell’asilo nido.

Hanno altresì diritto all’indennità mensile di frequenza i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea e i loro familiari (coniuge e figli a carico) regolarmente residenti in Italia.

Possono avere diritto alla prestazione anche gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno.

Successivamente, l’art. 80, comma 19, L. 388/2000 ha ammesso a detti benefici dal 1° gennaio 2001 i soli stranieri titolari di carta di soggiorno.

Ulteriore novità riguardo ai cittadini stranieri è l’emanazione del D.lgs. 8 gennaio 2007 n. 3 che recepisce una Direttiva Comunitaria del 2003 (Direttiva/2003/109CE) in favore di cittadini di Paesi terzi “soggiornanti di lungo periodo”.

Il Decreto, modificando l’art. 9 del Testo Unico sull’immigrazione, ha introdotto – in sostituzione della Carta di soggiorno – il permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo; il titolo di soggiorno di lungo periodo viene concesso a chi possiede da almeno cinque anni un regolare permesso di soggiorno rilasciato in un paese UE, purché in possesso dei seguenti requisiti:

–          un periodo minimo di cinque anni (prima erano sei) di permanenza legale ed ininterrotta sul territorio;

–          un reddito non inferiore all’assegno sociale annuo (requisito rimasto invariato).

La concessione dell’indennità di frequenza decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di inizio del trattamento terapeutico o riabilitativo, ovvero del corso scolastico o di quello di formazione o di addestramento professionale, sempre che l’interessato abbia già ottenuto il riconoscimento dei prescritti requisiti sanitari da parte della competente Commissione Medica. L’indennità decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e, comunque, non prima dell’inizio della frequenza ai corsi o ai trattamenti.

La corresponsione del beneficio è limitata alla effettiva durata del trattamento o del corso e ha termine con il mese successivo a quello di cessazione della frequenza: la legge subordina il diritto all’indennità alla condizione dell’effettiva frequenza del corso o alla durata del trattamento terapeutico o riabilitativo.

Qualora dagli accertamenti esperiti risulti che detta condizione non è soddisfatta, il beneficio può in ogni momento essere revocato. La revoca decorre dal primo giorno del mese successivo alla data del relativo provvedimento.

Per le mensilità riscosse in assenza del prescritto requisito della frequenza o della mancata comunicazione da parte del rappresentante legale del minore può farsi luogo al recupero delle somme indebitamente percepite.

Relativamente alle richieste di erogazione della tredicesima mensilità sull’indennità di frequenza – alla luce di recenti sentenze della Corte di Cassazione, sez. Lavoro – si ribadisce la limitazione del diritto all’indennità di frequenza ai soli mesi di reale durata del trattamento (riabilitativo o terapeutico) o del corso (scolastico) e in ogni caso ai soli periodi in cui risulti soddisfatto il requisito della frequenza. Di conseguenza non è logicamente sostenibile il diritto ad una tredicesima mensilità laddove sia soltanto eventuale il diritto a dodici.

INCOMPATIBILITÀ

Essa è incompatibile con:

–          l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;

–          l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;

–          la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;

–          l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

Ovviamente, è ammessa la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di frequenza non spetta nei periodi in cui il minore è ricoverato con carattere di continuità e permanenza in istituti pubblici.

La misura dell’indennità di frequenza per l’anno 2010 è di Euro 256,67 ed è corrisposta per un massimo di 12 mensilità.

Ai cittadini lavoratori, portatori di handicap grave riconosciuto ai sensi dell’art 3 co. 3 L. 104/92 e ai loro familiari vengono concessi, in presenza di determinate condizioni, dei permessi retribuiti aventi come scopo la cura e l’assistenza del portatore di handicap.

PERMESSI RETRIBUITI

A chi spettano:

–         alle persone diversamente abili che lavorano come dipendenti;

–         ai genitori lavoratori dipendenti;

–         al coniuge lavoratore dipendente;

–         ai parenti o affini entro il 2° grado che lavorano come dipendenti: il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Sono esclusi dal diritto i seguenti lavoratori:

–         a domicilio;

–         addetti ai servizi domestici e familiari;

–         agricoli a tempo determinato occupati a giornata, né per se stessi né in qualità di genitori o familiari;

–         autonomi;

–         parasubordinati.

Spettano ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time) assicurati per le prestazioni economiche di maternità, quando la persona che li richiede o per la quale sono richiesti si trovi in situazione di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3 della legge 104/92 riconosciuta dall’apposita Commissione e non sia ricoverata a tempo pieno.

I lavoratori con handicap possono beneficiarne alternativamente:

-“ad ore”: 2 ore al giorno o 1 ora, a seconda dell’orario di lavoro, che saranno indennizzate sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta

-“a giorni”: 3 giorni al mese frazionabili anche in ore che saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

I genitori lavoratori dipendenti di figli con età inferiore ai di tre anni anche adottivi, in situazione di disabilità grave, conviventi e non, possono fruire, anche quando l’altro genitore non ha diritto, perché ad esempio è casalingo/a, lavoratrice/lavoratore autonomo, alternativamente:

–          di un prolungamento dell’astensione facoltativa fino a 3 anni di età del bambino con indennità pari al 30% della retribuzione per tutto il periodo;

–          di riposi orari giornalieri, fino a 3 anni di età del bambino, di 1 o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro , che saranno indennizzate sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta;

–          3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore), sia nel caso in cui l’altro genitore non lavori, sia nel caso in cui siano presenti in famiglia altri soggetti, anche lavoratori, che possono dare assistenza. I permessi saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

Il coniuge, i parenti e gli affini entro il 2° grado lavoratori dipendenti di persone in situazione di disabilità grave possono usufruire di 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore) anche se presenti nel nucleo altri familiari maggiorenni conviventi, lavoratori o studenti. I tre giorni di permesso mensili possono essere fruiti anche dai parenti e dagli affini del minore di tre anni in situazione di disabilità grave.

Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado della persona con disabilità in situazione di gravità soltanto qualora i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. I permessi saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

CONGEDO STRAORDINARIO (L.338/2000)

A chi spetta:

–         al coniuge convivente della persona gravemente disabile in via prioritaria;

–         ai genitori naturali o adottivi e affidatari del portatore di handicap grave;

–         ai fratelli o sorelle (anche adottivi), purché conviventi con il portatore di handicap;

–         al figlio, convivente della persona gravemente disabile.

Sono esclusi dal diritto al congedo straordinario i seguenti lavoratori:

–         addetti ai servizi domestici e familiari;

–         a domicilio;

–         agricoli giornalieri.

Il congedo straordinario non può essere richiesto:

–         durante le pause contrattuali in caso di contratto di lavoro part-time verticale;

–         quando la persona diversamente abile da assistere presti, a sua volta, attività lavorativa durante il periodo di godimento del congedo;

–         quando la persona diversamente abile da assistere sia ricoverata a tempo pieno;

–         nelle stesse giornate di fruizione dei permessi retribuiti L.104/1992.

Il congedo straordinario spetta ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time), quando la persona che lo richiede o per la quale sia richiesto si trovi in situazione di gravità riconosciuta dalla Commissione Medica Integrata e non sia ricoverata a tempo pieno.

Il richiedente non può fruire dei permessi retribuiti (L.104/92) e dei congedi straordinari (L.388/2000) per gli stessi giorni; invece i permessi retribuiti possono essere cumulati nello stesso mese in cui si usufruisce del congedo straordinario.

I lavoratori aventi diritto al congedo straordinario possono richiedere due anni di congedo straordinario nell’arco della vita lavorativa. Durante tutto il periodo viene corrisposta una indennità nella misura della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo (comprensiva del rateo di tredicesima mensilità, altre mensilità aggiuntive, gratifiche, indennità, premi, ecc.) entro un limite massimo di reddito determinato annualmente con Decreto ministeriale (per il 2010 ad Euro 32.766,00).

Per lo stesso portatore di handicap non possono essere richiesti più di 2 anni. Tale limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto. I periodi di congedo straordinario sono computati nel limite massimo globale spettante a ciascun lavoratore, ovvero due anni di permesso, anche non retribuito, per gravi e documentati motivi familiari.

In caso di pluralità di portatori di handicap il congedo spetta per ciascuno di essi nei limiti sopra indicati. Non è mai possibile per lo stesso lavoratore fruire del “raddoppio” del congedo.

Un ulteriore periodo di due anni per altri familiari handicappati è ipotizzabile solo a beneficio di altri soggetti che si trovano nella condizione di prestare assistenza al portatore di handicap.

Il congedo non può essere concesso se la persona handicappata da assistere presti a sua volta attività lavorativa nel periodo di fruizione del congedo da parte degli aventi diritto. Ciò va inteso nel senso che il disabile può avere in essere un rapporto lavorativo, ma non deve prestare concretamente l’attività lavorativa nel periodo di godimento del congedo da parte degli aventi diritto (ad esempio: ferie, malattia, infortunio ecc.).

Il congedo è frazionabile a giorni interi.

Tutte le informazioni contenute nella presente sezione sono state tratte direttamente dal sito dell’Inps (link cliccabile www.inps.it) all’interno del quale è anche possibile accedere al servizio on-line per la compilazione delle domande di riconoscimento dei benefici previsti dalla legge.

 

Responsabile del servizio: La Marca Antonietta

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Ubicazione : Presso la Casa di Accoglienza, via del Terminillo s.n.c. – 02100 Rieti (RI)

Orari:  Mercoledì dalle 09:00 alle 12:00

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Telefono: 0746 271672