di Santina Proietti

Cari amici, in questo articolo del giornalino devo necessariamente fare un appello: l’ALCLI ha un estremo bisogno di volontari.

L’associazione in questi anni è cresciuta molto anche grazie all’aiuto di un’intera comunità che continua a darci fiducia, a credere in noi. Sono cresciute notevolmente anche le responsabilità e gli impegni verso i malati che aumentano sempre di più nel nostro territorio, anche se con un’altissima percentuale di guarigione. Ogni malato durante il percorso, dalla diagnosi alla cura, ha bisogno di un sostegno concreto: affettivo, burocratico, logistico, psicologico, abitativo, di trasporto.

La sanità territoriale negli ultimi anni è stata depotenziata e declassata. I malati con le loro famiglie si sentono sempre più disorientati e non seguiti.
Il compito dell’ALCLI è grande e necessita di tante persone: il lavoro assolutamente gratuito degli straordinari volontari non basta più. Non possiamo chiedere troppo a poche persone disponibili che già sacrificano oltremodo le loro famiglie per stare vicino ai malati. Se fossimo di più chiederemmo a ciascuno di mettere una piccola parte del proprio tempo a disposizione delle persone che hanno bisogno di noi.

Dopo l’ennesimo viaggio per il trasporto dei malati, anche fino a Milano, vorrei poter dire a quel volontario: “Riposati, ci vediamo la prossima settimana!”. Sono parole che non posso pronunciare perché non abbiamo altri volontari che guidino il pulmino.

Vorrei poter dire ai volontari addetti alla segreteria, che costituisce il cuore pulsante della nostra associazione che costituisce il punto di contatto con il territorio e che si occupa di prima accoglienza, informazione, iscrizioni, collaborazione ad iniziative e contabilità, di fare turni per consentire a tutti di gestite al meglio anche le esigenze delle proprie famiglie, ma non posso perché è continuamente richiesta la loro presenza e non abbiamo volontari per la turnazione.

Vorrei poter dire al gruppo dei volontari che si occupa di assistenza domiciliare, svolta secondo le esigenze del malato e pertanto richiesta in ogni ora del giorno, di prendersi un po’ di riposo, ma non posso perché non abbiamo volontari che possano intervenire a domicilio per le numerose attività necessarie.

Insomma, abbiamo bisogno di aiuto per poter dare aiuto! Oggi la comunità ha bisogno di stringersi e di aiutarsi gli uni con gli altri.

I nostri volontari sono ormai una grande famiglia, composta da persone diverse tra loro: una vera e propria occasione di crescita umana e professionale.
La Casa di Accoglienza è un luogo di rifugio, di pace, di condivisione per malati e volontari. Insieme organizziamo incontri mensili “dell’accoglienza”, che sono per tutti noi un privilegiato momento di energia e pace dell’anima.