di Stefano Martellucci

Le generazioni più giovani sono biologicamente più vecchie di quelle precedenti: un trentenne di oggi ha l’efficienza metabolica di un quarantacinquenne di dieci anni fa. Questo processo di peggioramento, iniziato negli anni novanta, è imputabile, in primo luogo, all’epidemia di sovrappeso e obesità (Hulsegge G. et al., 2013).

Questo è quanto emerge da uno studio condotto e pubblicato dal National Institute for Public Health dei Paesi Bassi. Oltre 6000 persone sono state monitorate per un ventennio, a partire dal 1987, misurandone periodicamente i principali fattori di rischio cardiovascolare: peso corporeo, pressione sanguigna, colesterolo totale e colesterolo HDL, la lipoproteina ad alta densità che ha una funzione protettiva.

I soggetti sono stati classificati per sesso e suddivisi in gruppi di età, 20-29, 30-39, 40-49 e 50-59 anni, in modo da valutare il profilo di rischio della “generazione” di un certo decennio con il profilo di rischio della generazione dei decenni successivi. I principali problemi evidenziati dall’analisi dei risultati riguardano la percentuale di persone sovrappeso, obese e con ipertensione, che aumenta con l’età in tutte le generazioni, ma in quelle più giovani la prevalenza di questi fattori di rischio è più alta. Così, mentre nella prima generazione di trentenni era sovrappeso il 40% dei maschi, in quella successiva la percentuale era salita al 52%. Inoltre, a questo andamento sfavorevole corrisponde, per tre delle quattro generazioni considerate, un parallelo andamento sfavorevole del diabete. Per le donne, l’aumento della prevalenza si è manifestato solamente nelle ultime generazioni considerate dallo studio, ma ad un ritmo ancora più accelerato: la prevalenza di obesità è raddoppiata in soli 10 anni.

Un analogo peggioramento da una generazione all’altra vi è stato, per entrambi i sessi, anche per quanto riguarda l’ipertensione, con l’eccezione delle ultime due generazioni di maschi, nelle quali i valori sembrano essersi stabilizzati. Per converso, non si sono osservate variazioni significative nell’ipercolesterolemia, piuttosto, nelle prime due generazioni, si è assistito ad un aumento dei valori di colesterolo HDL, ossia un miglioramento.

Paradossalmente, osservano i ricercatori, anche se l’aspettativa di vita è in continua crescita, dal punto di vista biologico e metabolico, ciascuna generazione è “più vecchia” di 15 anni rispetto alla precedente; ciò significa che sarà esposta più a lungo ai danni conseguenti a obesità e ipertensione e che, alla maggiore aspettativa di vita, non corrisponderà una migliore qualità della vita stessa.

Infatti, non bisogna dimenticare che sovrappeso e obesità sono i principali fattori di rischio per una serie di malattie croniche tra cui il cancro (Sparano J.A. et al., 2013).

 

BIBLIOGRAFIA

Hulsegge G., Picavet H.S., Blokstra A., Nooyens A.C., Spijkerman A.M., Van der Schouw Y.T., Smit H.A., Verschuren W.M. (2013). “Today’s adult generations are less healthy than their predecessors: generation shifts in metabolic risk factors: the Doetinchem Cohort Study”. Eur J Prev Cardiol. 2013 Apr 15

Jain R., Strickler H.D., Fine E., Sparano J.A., 2013. Clinical Studies Examining the Impact of Obesity on Breast Cancer Risk and Prognosis. J Mammary Gland Biol Neoplasia. 2013 Nov 13

SITOGRAFIA

Organizzazione Mondiale della Sanità

Ministero della salute