di Federico Fiocco

Consenso del minore

Come già espresso nei precedenti articoli, il processo di informazione ed acquisizione del consenso all’atto medico appartiene esclusivamente al paziente.

Ci sono però delle eccezioni al suddetto principio generale in cui la legge attribuisce ad altri soggetti, diversi dall’interessato (paziente), l’onere di prestare il consenso in sua vece.

E’ il caso del minore di diciotto anni per il quale il medico curante è obbligato ad acquisire il consenso congiunto degli esercenti la potestà genitoriale (art.316 c.c.). Laddove i genitori dovessero manifestare opposizione, inattività o parere non univoco in ordine ad una terapia utile o indispensabile per il minore, è possibile ricorrere all’Autorità Giudiziaria (art.343 e ss. c.c.).

Un ulteriore strumento di fronte all’inerzia o alla contrarietà dei genitori ad un trattamento sanitario indispensabile per il minore (condotta pregiudizievole per il figlio)  ci viene fornito dal nostro ordinamento all’art.333 c.c.: questa norma conferisce al Giudice (Tribunale dei Minori) la facoltà di adottare i provvedimenti più convenienti per il medesimo minore. Un esempio ricorrente in tal senso riguarda la possibilità per l’operatore sanitario di ricorrere al suddetto Giudice minorile nei casi di emotrasfusione rifiutate dai genitori per motivi religiosi.

In ogni caso, in condizioni di particolare urgenza, qualora non vi sia la possibilità di adire tempestivamente l’Autorità Giudiziaria, il medico decide autonomamente in base alla sua competenza tecnica valutando se sia assolutamente necessario intervenire.

Nonostante il nostro ordinamento preveda che il consenso a trattamenti medici da effettuare su un minore debba essere prestato da chi ne ha la rappresentanza legale, vi sono forti spinte, soprattutto da parte della dottrina, affinché si possa tener conto della volontà espressa dal minore stesso, sempre nei limiti in cui ciò sia possibile.

In particolare sul punto risulta interessante la posizione innovativa assunta dal Comitato Nazionale per la Bioetica che così può riassumersi:

– impossibilità di un autonomo consenso del minore prima dei 6-7 anni;

– concepibilità del consenso fra i 7 e i 12 anni, pur sempre non del tutto autonomo e da considerare insieme a quello espresso dai genitori;

– 14 anni come età limite per prospettare la possibilità di ricevere un effettivo consenso informato, peraltro prioritario su quello prestato dai genitori.

Da ultimo, l’apertura ad una maggiore valorizzazione del consenso informato del minore, ha trovato parziale risonanza sovranazionale nella Convenzione sui diritti dell’uomo e la Biomedicina di Strasburgo (L.145/2001). Al contrario, su posizioni di maggior chiusura si attesta il nostro codice deontologico medico (art.37).