di Federico Fiocco

Cenni generali e introduzione agli articoli successivi 

La prima parte dell’art. 32 della Costituzione italiana “…tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti…”. Da contraltare la seconda parte in cui è sancito che “…nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge…” e l’art. 13 della stessa Costituzione nel quale è cristallizzato il principio secondo cui “…la libertà personale è inviolabile…”. Dal combinato disposto di questi articoli, posti a tutela del diritto alla salute, discende quale corollario il concetto di consenso informato che costituisce il fondamento della liceità dell’attività sanitaria, in assenza del quale, l’attività posta in essere dal medico si configura addirittura quale atto illecito. Pertanto il consenso informato non è altro che la manifestazione di volontà espressa dal paziente, previamente ed esaurientemente informato dal medico sui possibili sviluppi e conseguenze del trattamento medico a cui deve essere sottoposto, per l’effettuazione di cure mediche invasive sul proprio corpo. E’ dunque un diritto di tutti i cittadini, nella veste di pazienti, di essere informati e consapevoli circa le cure cui dovranno sottoporsi.

Non c’è una normativa ad hoc che disciplini il consenso informato, quanto piuttosto una lettura costituzionalmente orientata di alcune fonti primarie:

  • la lettura combinata dei predetti artt.13 e 32 della Costituzione italiana;
  • la legislazione ordinaria nell’ambito della quale si possono menzionare l’art. 14 della L. n. 194 del 1978 (interruzione volontaria della gravidanza), il D.Lgs. n. 211 del 2003 (sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano) e molte altre ancora;
  • l’art.5 della c.d. Convenzione di Oviedo resa esecutiva in Italia con la L. n. 145 del 2001 nella quale viene sancito che “un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi”.

In estrema sintesi può dirsi che il consenso informato deriva direttamente dal diritto alla salute sancito a livello costituzionale e non è un atto puramente formale e burocratico ma è la condizione imprescindibile per trasformare un atto normalmente illecito (la violazione dell’integrità psicofisica) in un atto lecito.