di Eleonora Angelini e Aurora Carfagna

L’arte permette un’espressione personale diretta, immediata, spontanea ed istintiva che ci rende capaci di comunicare con il proprio mondo interiore, emotivo e cognitivo, senza timore di provare imbarazzo. Per mezzo dell’azione creativa, l’immagine interna diventa immagine esterna visibile e condivisibile, utile per comunicare agli altri pensieri, vissuti ed emozioni. Attraverso il processo creativo vengono utilizzate, infatti, le potenzialità, possedute da ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere a parole e nei contesti quotidiani.
Secondo gli studi scientifici condotti negli ultimi decenni, l’attività artistica può essere interpretata come elaborazione e superamento di una serie di esperienze spiacevoli attraverso la modificazione dell’angoscia, non alla fuga da essa. La creatività è vista come un percorso di “ricostruzione” della situazione danneggiata dalla patologia che passa attraverso il superamento della disperazione iniziale. L’opera d’arte è lo specchio che riflette lo stato psicologico dell’autore, dal quale si può accedere alla specificità della condizione vissuta: ogni creazione è una ri-creazione di una situazione perduta e di un Sé non più integro. Nell’esprimerla si compie un lavoro simile a quello del lutto, in quanto si ricrea internamente un mondo armonioso che viene proiettato nell’opera d’arte: chi osserva identifica con l’autore le sue personali ansie e sperimenta il proprio mondo interno.
Per tali ragioni sono sempre più numerosi, per i pazienti oncologici, progetti riabilitativi che implicano l’inserimento dell’Arteterapia all’interno dell’iter, che va dalla diagnosi alle varie difficoltà che insorgono durante il periodo dei trattamenti. La patologia oncologica produce un’importante modificazione dell’immagine di Sé e della propria immagine corporea: è fondamentale prendere in considerazione l’impatto emotivo, il senso di vulnerabilità e di solitudine, i sentimenti di tristezza, di rabbia e di angoscia.
Attraverso il ricorso alle diverse forme d’arte, il paziente oncologico può riuscire ad affrontare le proprie vicissitudini e a far emergere quelle emozioni maggiormente difficili da gestire, con il fine ultimo di ricercare il benessere psicofisico compromesso dalla patologia. L’attività artistica è in grado di promuovere ed attivare una trasformazione psichica, volta all’incremento della consapevolezza dei propri bisogni, delle proprie vulnerabilità, ma anche dei propri punti di forza. Questo permette “la riparazione di Sé” volta al recupero della propria integrità originaria; l’atto creativo che si libera riesce a compensare tale esperienza, ristabilendo dei nuovi stati interni di cui il paziente si ritrova arricchito. Ricorrere alle diverse forme di Arteterapia, consente quindi di umanizzare il percorso di cura oncologica, attraverso interventi concreti che restituiscono un senso autentico alla dignità del paziente.