di Lucio Boldrin

Due e-mail di due ragazze di Parma che avevo lasciato bambine e che hanno portato avanti la loro battaglia uscendone vincitrici e trovando dalla loro esperienza motivazioni nuove nell’affrontare la vita.

sole_dopo_tempesta

Ho 22 anni. All’età di 8 anni mi hanno diagnosticato la leucemia linfoblastica acuta; il dolore ha invaso la mia famiglia, io mamma e papà ci siamo dovuti trasferire a Monza da Parma. Era il 3 marzo 2001, non riuscivo a capire bene cosa stesse succedendo, la partenza improvvisa, gli zii che mi salutavano con le lacrime agli occhi, mia madre che con il nodo in gola mi dice: “Dobbiamo andare a Monza”, sentivo il vuoto dentro, mi chiedevo dove si trovasse questa città. Mi chiedevo perché dopo essere stata ricoverata in due ospedali, ed essere stata visitata da tanti medici, dovevamo continuare e cambiarne altri. Nonostante tutto non avevo paura di affrontare questa situazione. Arrivata lì ho incontra- to persone eccezionali che hanno dato la forza ai miei genitori di lottare, di non arrendersi, anche quando mi mancava la forza di camminare, di stare in piedi; quan- do gli effetti della chemioterapia iniziavano ad essere evidenti, il mio corpo cambiava, perdevo i capelli, vomitavo, stavo male. Dentro ero forte, tutto questo non mi faceva paura. Io che ero terrorizzata dagli aghi, dal sangue, dai medici, dagli infermieri, a quel punto non temevo più nulla. Affrontavo il dolore con coraggio e da allora non ho più pianto per nessuna puntura neanche per quelle più invasive. Ancora oggi mi chiedo: “Come ho fatto? Dove un bambino/a di quell’età può trovare la forza per affrontare tutto questo?”. C’è una risposta a queste domande! Nell’amore e nel sorriso che ti donano le persone che in quel momento ti sono vicine, primi fra tutti i genitori, poi i medici, gli infermieri, i volontari, gli assistenti sociali, le maestre, ecc. ecc. 

Abbiamo vinto, e l’abbiamo fatto due volte: il ricordo di quella malattia e di quel dolore non ci fa male, siamo felici di aver vissuto quello che abbiamo vissuto in quei mesi perché ci ha reso delle persone migliori, perché io non sarei la persona che sono adesso! Ho sempre por- tato e porto quel ricordo nel cuore con amore e quel ricordo ha fatto crescere in me la voglia di fare qualco- sa per aiutare le persone che vivono nella malattia. Tre anni fa la scelta di iscrivermi alla facoltà di infermieristica, ho affrontato il corso di studio e i vari tirocini con la passione, la determinazione e l’amore che può dare chi è stato dall’altra parte. Il 15 aprile 2015 ho raggiunto il traguardo, la laurea, anche lì non mi sono dimenticata di quei momenti e ho fatto di tutto per affrontare nella mia tesi un argomento legato alla mia esperienza: “Importanza dell’approccio relazionale fra infermiere, piccolo paziente e figura parentale in oncoematologia pediatrica”. Non bisogna abbattersi alle prime difficoltà altrimenti la battaglia è già persa. Lottare, essere forti, credere che possiamo farcela: questo devono fare geni- tori e bambini sostenuti da medici, infermieri, volontari, assistenti sociali, tutti uniti per vincere. 

Dopo la tempesta spunta sempre il sole, anzi il sole c’è sempre dietro i nuvoloni, un sole bello più che mai!

Sabrina

 

Mano_mano

Ho 21 anni. Mi sono ammalata di leucemia all’età di dodici anni. Ricordo ancora le sensazioni, i rumori e gli odori di quel mio primo giorno al S. Gerardo (Monza). Non mi spiegavo il perché dell’attenzione di tutte quelle persone che mi giravano intorno, ma è bastato poco per capire che non si trattava di certo di una semplice influenza. Avevo solo 12 anni: ero una ragazzina impaurita. La parola leucemia mi spaventava tantissimo e ci ho messo forse circa 6 mesi prima di riuscire a pronunciarla. La malattia fa crescere velocemente e fa capire quanto sia importante tutto ciò che fino a quel momen- to è sempre stato scontato. Purtroppo la mia leucemia dichiarata a basso rischio e curabile con un anno di chemioterapia si rivelò un po’ più grave del previsto: dopo poco tempo dall’inizio della terapia si presentò la prima ricaduta, seguita da un autotrapianto con successiva ricaduta al termine del quarto anno dallo stop terapia.  A questo punto, dopo varie problematiche, si decise di effettuare un trapianto da banca. Ad oggi sono passati quasi 9 anni: sto bene e conduco una vita normalissima. Nella sfortuna mi ritengo una persona fortuna- ta perché durante il mio percorso ho incontrato del- le persone fantastiche, che hanno saputo rendermi partecipe di quello che mi stava succedendo sempre e comunque. Persone che con dei semplici gesti riuscivano a farmi sorridere! Questi medici e infermieri, sono stati la mia fortuna, grazie a loro ho capito che volere è potere. Bisogna crederci ragazzi, non bisogna mollare mai perché tutte queste persone lottano e lavorano ogni giorno insieme a noi!

Simona