di Federico Fiocco

Per molti anni, negli ambienti di lavoro, è stato impiegato amianto: sia nei materiali che i lavoratori utilizzavano nello svolgimento delle proprie mansioni, sia nelle coperture in eternit delle aziende stesse.

In primo luogo la legge prevede a favore dei lavoratori che sono stati esposti all’asbesto nella loro attività lavorativa il prepensionamento e/o la rivalutazione della prestazione previdenziale (benefici contributivi con il coefficiente pari a 1,5, ovvero viene riconosciuto al lavoratore un anno e mezzo di contributi per ogni anno di lavoro).

Il riconoscimento dei suddetti benefici previdenziali deriva unicamente dall’esposizione all’amianto per un periodo di almeno 10 anni nel corso dell’attività lavorativa: non rileva in alcun modo, quindi, l’insorgenza di una patologia collegata a detta esposizione. In questo caso la domanda deve essere rivolta all’INPS.

Viceversa, qualora a causa del contatto con l’asbesto insorga una patologia a carico del lavoratore, questi potrà richiedere un indennizzo all’Inail, trattandosi di malattia professionale.

Più in particolare, al fine di ottenere il suddetto indennizzo, sarà onere del lavoratore dimostrare, oltre all’esposizione all’amianto nel corso dell’attività lavorativa, il nesso causale tra la patologia denunciata e il contatto con l’amianto stesso.

Il lavoratore deve quindi provare che la malattia contratta trae origine dalla propria attività lavorativa, ovvero che sia stata causata dall’esposizione all’asbesto patita nei luoghi di lavoro o, quantomeno, che detta esposizione sia stata una concausa dell’insorgenza della tecnopatia denunciata.

Si precisa inoltre che il grado di invalidità permanente minimo indennizzabile dall’Inail è pari al 6%, percentuale al di sotto della quale la legge non prevede alcun indennizzo da parte del predetto Ente Pubblico.

Il termine di prescrizione è di 3 anni e il dies a quo dal quale decorre tale termine è quello in cui l’istante acquisisce la consapevolezza e la conoscenza che la malattia è stata contratta a causa dell’attività lavorativa svolta.

Per ulteriori chiarimenti è possibile rivolgersi agli Enti di Patronato che assistono gratuitamente i cittadini.