di Stefano Martellucci

Indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la giornata mondiale senza tabacco si tiene ogni 31 di Maggio poiché il fumo continua ad uccidere, ogni anno, circa sei milioni di persone. Questa dipendenza è responsabile di circa una trentina di patologie, sia tra i fumatori sia tra i non fumatori, portando alla morte per malattie dell’apparato respiratorio o cardiovascolare. Il fumo è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche ed è considerato responsabile di circa il 30% delle morti per tumore.

In Italia, ogni anno si registrano circa 83 mila morti legate al fumo e sale soprattutto l’incidenza nella popolazione femminile: in circa sessant’anni, il tasso di mortalità fra le donne è cresciuto del 600%. Inoltre, il tabacco ha effetti deleteri anche sulle donne in attesa che, se fumatrici, aumentano le probabilità di dare alla luce un bimbo prematuro, sottopeso e che soffra di allergie o di malattie respiratorie come l’asma.

Nel gennaio 2005 l’Italia è stata uno dei primi paesi europei ad introdurre una normativa per vietare il fumo in tutti i locali chiusi, pubblici o privati, compresi gli uffici. Considerando i gravi danni del fumo passivo e vista l’efficacia del provvedimento in termine medici, si sta puntando ad estendere questo divieto a parchi, stadi, giardini pubblici, cortili degli ospedali e delle scuole, come già accade in molti paesi europei. Niente fumo anche nei 1.700 parchi newyorkesi e in molte città della California come, ad esempio, San Francisco.

Altro aspetto che va tenuto in debita considerazione è l’impatto del fumo sull’ambiente: oltre al fatto che i mozziconi di sigaretta causano gravi incendi, gli stessi impiegano fino a dieci anni per biodegradarsi e, nel frattempo, c’è il rischio che le tossine finiscano nelle falde acquifere.

Il Massachussetts General Hospital di Boston ha condotto e pubblicato su riviste di settore alcuni studi che sfatano due famose leggende metropolitane.

Lo smettere di fumare dimezza i rischi cardiovascolari di un individuo e, tale vantaggio, rimane anche nei soggetti che aumentano di peso (Meigs J.B. et al., 2013). Il campione investigato è stato diviso in gruppi di fumatori, non fumatori ed ex fumatori. Nei dati della ricerca è emerso che chi aveva smesso di fumare ed aveva “guadagnato” tra i due chili e mezzo ed i dieci chili di peso, aveva comunque dimezzato il rischio di patologie cardiovascolari.

Inoltre, è stato dimostrato che il fumo di sigaretta non diminuisce lo stress e l’ansia (Mc Dermott M.S. et al., 2013). Su 500 pazienti esaminati, si è potuto verificare che i livelli di ansia presenti prima e dopo avere smesso di fumare non si erano modificati: al contrario, diminuivano allo smettere di fumare. Nel periodo medio-lungo, quindi, smettere di fumare agisce in modo attivo e positivo sul fattore ansia, dimostrando che quella sensazione di calma che da la sigaretta è totalmente illusoria.

Quindi, se ad alcuni non bastasse il “solo” fatto di aver salva la vita, la ricerca ha dato un altro paio di buoni motivi per smettere di fumare. In conclusione, citando lo slogan di una delle tante campagne anti fumo:

“Per maggiori informazioni sul cancro polmonare, continua a fumare”.

BIBLIOGRAFIA

Clair C., MD, MSc; Rigotti N.A., MD; Porneala B., MS; Fox C.S., MD, MPH; D’Agostino R.B., PhD; Pencina M.J., PhD; Meigs J.B., MD, MPH (2013). “Association of Smoking Cessation and Weight Change With Cardiovascular Disease Among Adults With and Without Diabetes”. JAMA. 2013; 309(10):1014-1021. doi:10.1001/jama.2013.1644.

McDermott M.S., Marteau T.M., Hollands G.J., Hankins M., Aveyard P. (2013). “Change in anxiety following successful and unsuccessful attempts at smoking cessation: cohort study”. Br J Psychiatry. 2013 Jan;202(1):62-7. doi: 10.1192/bjp.bp.112.114389.

SITOGRAFIA

Ministero della salute

Organizzazione Mondiale della Sanità