di Stefano Martellucci

Il successo delle moderne strategie terapeutiche dipende, in larga misura, dallo stadio in cui vengono diagnosticate le patologie: risulta quindi evidente l’importanza che riveste la prevenzione, a tuttti i livelli.

Negli ultimi decenni, grazie ad intense attività di ricerca, collaborazioni tra ospedali e laboratori di tutto il mondo, i risultati ottenuti nel trattamento di molte patologie sono stati ampi e significativi. Tuttavia, esistono ancora malattie molto gravi, il cui insorgere e progredire sembrano inarrestabili. A prescindere però dall’eziologia, cioè l’insieme di cause che provocano una determinata patologia, esistono strumenti  che possono contribuire a preservare lo stato di salute di una popolazione.

Uno di questi, fondamentale poichè coinvolge individui sani, malati e medici, è la prevenzione, strutturata su tre livelli.

La prevenzione primaria è focalizzata sull’adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole: la maggior parte delle attività di promozione della salute mirano quindi a ridurre l’esposizione degli individui ai fattori di rischio. La prevezione primaria si basa su educazione sanitaria, interventi psicologici e psicoeducativi di modifica di comportamenti ed atteggiamenti. Esempi di questa strategia preventiva sono, per quel che riguarda malattie infettive, i vaccini, le disinfezioni, la sterilizzazione ed i controlli di qualità alimentare. Per le patologie croniche l’educazione a corretti stili di vita, il monitoraggio ambientale e dell’inquinamento.

La prevenzione secondaria si mette in atto per la diagnosi precoce di una patologia, permettendo così di intervenire  anche precedentemente alla comparsa dei primi sintomi, pur non riducendo o evitando l’insorgenza della patologia stessa. La precocità di intervento aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Esempi di prevenzione secondaria sono gli esami di screening fatti sulle popolazioni a rischio, come Pap test, dosaggio del PSA o ecografie.

La prevenzione terziaria, invece, cerca di scongiurare il sopraggiungere sia di complicanze, che possono anche condurre a disabilità, sia di recidive, cioè il ripresentarsi, dopo un periodo di tempo più o meno lungo, di un processo patologico precedentemente debellato. Questo tipo di prevenzione si mette in atto soprattutto in oncologia quando, dopo l’avvenuta asportazione di un tumore, esso si riforma nella stessa zona del corpo precedentemente trattata. Questo è dovuto alla presenza di micro-metastasi, rimaste in zona dopo l’operazione e non eliminate con l’eventuale chemioterapia o radioterapia audiuvante, successiva all’intervento.

Uno dei più potenti strumenti a disposizione della medicina, nell’ambito della prevenzione è l’epidemiologia, cioè lo studio della distribuzione dei fenomeni legati allo stato di salute e malattia e dei fatti che influenzano queste due condizioni. Tali fenomeni possono essere di natura ambientale, come l’inquinamento, genetica, legati ad abitudini e stili di  vita o alla tipologia di lavoro, oltre che correlati a caratteristiche demografiche della popolazione, come flussi migratori, età, sesso, stato socio-economico.

Gli indici statistici estrapolati da studi epidemiologici danno dunque una precisa indicazione delle problematiche sanitarie di una popolazione.

Ad esempio, l’incidenza misura quanti nuovi casi di una data malattia compaiano in un determinato lasso di tempo, rendendo possibile stimare la probabilità di una persona di ammalarsi della patologia presa in esame. L’inicidenza, è inoltre un importante indicatore dei fattori di rischio specifici di una determinata popolazione.

La prevalenza, invece, è data dal rapporto fra il numero di casi di una patologia rilevati nell’ambito di una popolazione in un determinato istante ed il numero degli individui della popolazione osservati nello stesso periodo di tempo, consentendoci così di comprendere l’impatto della patologia sulla salute pubblica.

Di notevole valenza statistica sono inoltre gli indici sopravvivenza, importante indicatore di esito delle pratiche diagnostiche e cliniche, oltre che di efficacia dei sistemi sanitari e mortalità, indicatore di quelle patologie ad esito infausto che rappresentano le più diffuse cause di morte.

Una popolazione consapevole ed una dirigenza medica adeguatmanete supportata, consentiranno inoltre investimenti mirati, evitando di disperdere risorse umane ed economiche in progetti di dubbia utilità, oltre che aumentare la qualità dei servizi offerta nella prassi medica.

La strategia preventiva dunque, funziona solo se tutte le componenti collaborano, ognuna secondo la propria sfera di pertinenza. L’individuo sano, adottando corretti stili di vita e sottoponendosi a screening con tempi e modalità indicati dagli operatori sanitari. I medici, garantendo sempre la massima professionalità e competenza. Gli enti deputati alla tutela della salute pubblica, pianificando strategie e fornendo mezzi nonchè risorse adeguate agli operatori sanitari.