di Eleonora Angelini e Aurora Carfagna

Società confusa, società “deformata” da immagini e modelli sempre più falsi, sempre più ingannevoli e super ciali. Società stanca di troppo benessere, sgretolata e stufa per no di quegli agi tanto agognati. Società frustrata ed incattivita, violenta e scostante. Società arrabbiata contro se stessa; società che non si sopporta più. Società annoiata. È tutto qui il punto, nella noia. E l’abitudine, si sa, genera “so erenza” che sfocia in apatìa, in insoddisfazione, in senso di incompletezza. In noia, per l’appunto. È un paradosso che, in un epoca in cui si ha tutto, la noia riesca a predominare e si cerchino alternative futili e dannose. Già, è proprio questo che fanno giovani e giovanissimi: tentano ogni strada per trovare vie d’uscita, vie di fuga…Vogliono evadere da un mondo che gli va troppo stretto, che li rinchiude, li imprigiona, li so oca.

Il disagio e la voglia di evasione dei giovani trovano spesso sfogo nella droga e nell’alcool, le cui sostanze comportano danni tremendi per i ragazzi, spesso non consapevoli delle conseguenze a cui vanno incontro. L’ alcool rappresenta la sostanza d’abuso più di usa ed utilizzata tra i giovani, ed è una trappola ancora più rischiosa per quei giovani che, essendo più resistenti ai suoi e etti, sono indotti ad assumerne maggiori quantità dal momento che la “tollerano” bene.

L’esistenza di notevoli differenze individuali nella reattività all’alcool è stata notata da tempo, ed è determinata da diversi fattori quali l’età, il peso corporeo, il sesso, la razza, le modalità di assunzione e i tipi di preparati assunti. Nella maggior parte delle persone l’assunzione moderata di alcolici genera infatti un immediato senso di piacevole disinibizione ed un’azione rilassante (e etti sull’umore), ed è soltato quando si superano tali dosi che emergono sensazioni spiacevoli, generalmente una persistente cefalea, ben descritta dal termine inglese hangover (de nibile in italiano “sindrome del giorno dopo”). L’assunzione iniziale causa e etti ansiolitici che determinano un rinforzo positivo per via del senso di benessere ed euforia provocati.

Gli effetti aumentano di intensità in funzione della quantità di alcool assunta; questi comprendono, a livello del sistema nervoso centrale, la perdita di coordinazione motoria, distorsioni del sistema percettivo e somatosensoriale. Se le dosi superano il livello critico, possono veri carsi stati di incoscienza o coma (coma etilico); alcune manifestazioni siche adattive, come il vomito in stato di incoscienza indotto da assunzione di dosi elevate, possono essere causa di morte per so ocamento. Le conseguenze siche del comportamento da abuso di alcool, come conseguenza dell’azione tossicologica della sostanza, sono a carico del fegato (cirrosi epatica), dello stomaco, del sistema cardiocircolatorio e del pancreas. L’alcolismo determina inoltre de cienza vitaminica, obesità, di coltà nel comportamento sessuale ed infertilità. Le donne alcoliste in gravidanza partoriscono gli a etti dalla sindrome fetale alcolica (FAS), caratterizzata da di coltà nella crescita, alterazioni a carico del sistema nervoso centrale, basso QI e malformazioni facciali; il consumo di alcool anche a basse dosi determinerebbe un aumento della probabilità di incorrere in un aborto. Nel corso degli ultimi venti anni sono stati evidenziati, inoltre, dati biologici ed epidemiologici che supporterebbero l’ipotesi di un ruolo, nel processo carcinogenetico, dell’etanolo anche in associazione ad altre sostanze, a livello di vari organi ed apparati.

Anche se molti individui assumono saltuariamente dosi più o meno elevate di alcool senza diventarne dipendenti, l’assunzione prolungata e regolare di alcool.